Stare dalla parte delle bambine e dei bambini

frato

 

Una stanza con tante sedie disposte in cerchio.

La voce di Raffaella è chiara e calma: “State bene attenti a ciò che verrà detto qui, oggi. Alla fine dell’incontro ci sarà una verifica”. Cala il silenzio. Si sente qualche risata nervosa.

Non siamo in un’aula di scuola, anche se lo può sembrare.

E’ un incontro sulla “pedagogia fuori dagli schemi”, conduce il cerchio Raffaella Cataldo. Siamo a Corneliano D’Alba (CN), ospiti di un evento organizzato dal gruppo “scuola insieme”, nato in collaborazione al progetto di ecovillaggio LaCasaRotta. Le persone sedute in circolo sono adulti, le porte sono aperte, il sole splende, i bambini giocano all’aria aperta, quello stesso cuore – che per un attimo ha rallentato e poi accelerato il suo battito – segue un ritmo rilassato.

La vita è difficile così, è dura quando si è sotto pressione e sotto coercizione. Lo è anche da adulti, eppure per la scuola è una prassi normale e quotidiana.

Raffaella, citando le parole di Grazia Honegger Fresco, ci introduce nel discorso tramite una riflessione: i bambini hanno le stesse esigenze di un tempo e c’è qualcosa che non va, se la scuola non viene incontro a quest’aspetto.

La scolarizzazione pare esser vittima di un processo di secolarizzazione. L’istituzione è diventata più importante degli esseri umani, di quelle stesse persone che vi prendono parte, tanto da diventare spersonalizzata e da perdere di vista l’umano che c’è dentro, in un processo di lenta ed inesorabile atrofia.

Eppure con la nostra Costituzione era nata una scuola votata a formare cittadini liberi e felici.

fratoLo è? Lo è ancora?

Nel nostro storico percorso italico siamo stati accompagnati da Insegnanti che parlavano di una “pedagogia anarchica” e che volevano formare “insegnanti rivoluzionari”, si tratta di Danilo Dolci e Gianni Rodari.

Sul loro messaggio è importante soffermarsi.

Siamo avvezzi (leggasi, stati abituati) a concepire l’apprendimento sotto una luce scolastica che viaggia su frazioni quali: “Argomento /Tempo” radicando una gerarchia delle materie, fatto che porta con sé una reale discriminazione delle logiche di apprendimento individuali (soffermiamoci un attimo sulla differente reazione con cui si tende ad accogliere un voto basso in educazione artistica o musica, rispetto ad uno in matematica o italiano). Il tipo di postulato è di stampo accademico: un approccio perfetto per creare letterati, tutti quanti solo ed esclusivamente letterati o accademici.

E chi ha un brillante talento musicale? Chi ama e ha bisogno di dare seguito al proprio impulso pratico? Chi…?

E’ importante che le figure e le istituzioni che si prendono cura di queste giovani vite in un’età estremamente evolutiva (e, per sua natura intrinseca, sensibile)  mantengano il passo, custodendo le esigenze ancestrali della crescita e quelle del progresso umano-sociale.

Ai giorni nostri, come ci spiega Raffaella, non è sufficiente solo sapere leggere, ma anche saper leggere tra le righe.  Allo stesso modo, poiché l’approccio umano gerarchico ed autoritario sta iniziando a vacillare (non tanto nel suo uso pratico – ancora troppo consolidato – ma nella percezione sociale della sua ragion d’essere) è necessario un bilanciamento, un nuovo equilibrio che dal braccio di ferro e di potere, ci porti all’ascolto empatico.

Vivere una verifica o un’interrogazione, per un bambino è un’esperienza davvero intensa; entrano in gioco diversi fattori, da quelli emotivi legati alla valutazione, a quelli razionali finalizzati al riordino delle idee a quelli psicofisici connessi col dovere stare contemporaneamente in silenzio, fermo e con la testa bassa.

Laddove il processo di scardinamento del giudizio autoritario eterodeterminato sia (magari in corso) ma non ancora alla portata di mano, l’empatia può tradursi nel semplice “mettersi nei loro panni”. Raffaella ci ha raccontato, per esempio, come riuscisse a trovare pratiche chiavi di lettura dei bisogni della sua classe durante le verifiche, svolgendo a sua volta la consegna.

Stare dalla parte del bambino significa stare con lui, accoglierlo.

Nel diciannovesimo secolo Piaget aveva già avuto modo di spiegare che la differenza tra adulto e bambino non è quantitativa (non è un adulto in miniatura), ma qualitativa (ossia i processi mentali e psicomotori sono diversi).

Un esempio che ci viene proposto riguarda la capacità di astrarsi, un processo mentale che si sviluppa e si affina nel corso del tempo grazie al movimento motorio. I libri scolastici richiedono ai bambini di lavorare, tramite essi, su questa capacità di astrazione, il cui sviluppo è quindi stimolato in un modo artificioso e coercitivo.

Per capirsi a vicenda e per accogliere, è necessario un ponte empatico, un collegamento che offra anche un bilanciamento tra logiche diverse.

Pensiamo ai nostri figli o alla nostra infanzia, non c’è dubbio che il tipo di logica che domina sia quella della sorpresa e dell’imprevedibilità. Per converso la logica della scolarizzazione è quella della programmazione, la parola chiave è “prevedibilità” (e se il bambino non riesce a seguire il programma c’è un problema…del bambino, ovviamente).

Attimo di silenzio. I bambini continuano a giocare fuori, chi a calcio, chi modella la creta, chi corre, chi – con un drappo – si trasforma in tutto ciò che desidera. Il cane scodinzola, si sente a suo agio.

Raffaella: “Ora facciamo un gioco. 7 x 8?”

GULP. HIIII (scricchiolio della porta interiore), ORGH, PANT.

Infime frazioni di secondo in cui ognuno si è trovato a rifugiarsi nella propria sensazione di disagio.

Parliamoci chiaro, il problema non è 7 x 8, ma il retaggio di terrore e ansia da valutazione.
Un giro di condivisione ha portato alla luce le emozioni provate (oggi, come allora). La paura di essere umiliati, il terrore del giudizio, l’ansia da prestazione, il timore di sbagliare, lo scoramento, sono i nostri “rumori assordanti” che a distanza di decenni risuonano ancora dentro (a prescindere da quanto sia stato più o meno brillante il proprio personale percorso di studi. Siamo tutti uguali).

Siamo in rapporto simpatico, addirittura di immedesimazione col cane di pavloviana memoria.
Da Pavlov (decifratore del comportamentismo) a Watson (che ha indagato gli effetti dei comportamenti condizionati) si passa a Skinner il quale notò che non tutti i comportamenti sono condizionabili, ed ecco spuntare il rinforzo (positivo, negativo, in ogni sua declinazione, sia esso un voto o qualsivoglia altra pratica).

Il nostro incontro si termina con un libero momento di condivisione, mentre si fissano dentro di me le riflessioni sull’ ”accompagnare a capire, e non a condurre a sapere” e si ancorano queste fondamenta.

“Ogni insegnante e ogni persona che si prende cura del percorso di apprendimento dei nostri figli ha il potere di cambiare se stesso e il modo di concepire l’apprendimento vero, quello che dura nel tempo e che appaga l’anima. Può influire determinando un cambiamento positivo nel bambino e nel mondo.”

 

 

Ringraziamo il gruppo “Scuola Insieme” nonché al gruppo che sta dando vita all’ecovillaggio LaCasaRotta, per l’ospitalità.

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