L'Apprendimento in Famiglia

E’ Legale non Mandare i Bambini a Scuola?

Certo che sì! In Italia, la possibilità di fare istruzione familiare è sancita dalla nostra Costituzione, articoli 30, 33, e 34 ed è regolata da varie normative importanti, quindi si tratta di una possibilità pienamente prevista dalle nostri leggi, che purtroppo gode di poca considerazione. Continua a leggere

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Questo sito vuole essere d’ispirazione affinché ogni famiglia possa scegliere e costruire il proprio modo di portare avanti l’educazione e l’istruzione con i propri figli.  Per questo pensiamo che sia importante una buona comunicazione tra le istituzioni, le persone che le rappresentano e le famiglie che scelgono di istruire ed educare personalmente i loro figli. Continua a leggere

Il Giornalino Flying News

“Il Giornalino-Flying News” nasce dal desiderio di una dodicenne nel divulgare e nella speranza di saper scegliere consapevolmente anche da ragazzini.

Mi sono lasciata ispirare da alcune riviste come “Terra Nuova”, “Come sta il pianeta?”, “Cucina naturale” e “:Diritti, Amnesty International” .

Abbiamo scritto e scriviamo di ambiente, homeschooling e di tutto ciò che abbiamo voglia di divulgare.

Sono Agnese un homeschooler che non è mai andata a scuola scegliendo l’homeschooling e ho dodici anni.

Per leggere tutti i numeri: ilgiornalinoflyingnews.blogspot.it/p/blog-page_64.html

Ecco il numero di marzo: https://www.scribd.com/doc/304894439/Marzo-2016

 

 

Agnese

novembre ora ok

 

L’Homeschooling e l’importanza del Tempo [Video]

Pubblichiamo con piacere

il video-contributo che, in occasione del Primo Meeting sull’ Homeschooling in Sicilia,

Erika Di Martino ha preparato sull’importanza del tempo

e i principi all’interno della famiglia (e come ciò si declini all’interno di un percorso di apprendimento in famiglia)

Video realizzato da Controscuola

Ringraziamo Maria Grazia Lia

e Erika di Martino

Homeschooling e Didattica [Video]

Pubblichiamo con piacere

il video-contributo che, in occasione del Primo Meeting sull’ Homeschooling in Sicilia,

Sybille Kramer ha preparato

per  presentare l’uso didattico dei lapbook,

un ottimo strumento per raccogliere, approfondire e presentare dei contenuti.

Un ringraziamento a Maria Grazia Lia

e a Sybille Kramer

Video-Intervista sull’Homeschooling

Intervista sull’homeschooling

a Melissa Dietrick, mamma di 7 figli con 10 anni di homeschooling alle spalle!

Video ad opera e cura di Genitori Channel

realizzato in occasione del Primo Meeting sull’ Homeschooling in Sicilia.

Ringraziamo Genitori Channel

per l’autorizzazione a condividere

Giornalino – Flying News

Con grande onore,

presentiamo a nostra volta il Giornalino – Flying News

realizzato da Agnese, una ragazza che segue un percorso di apprendimento in famiglia

 

 

Per rimanere aggiornati,

vi invitiamo a seguire il blog 5 Passi Dal Mare

 

Complimenti Agnese!

Comuni obiezioni sulla scuola familiare (2a parte)

Comuni obiezioni sulla scuola familiare
di John Holt
Tradotto da Marika Novaresio
Come possiamo prevenire che i genitori tramandino ai loro figli idee bigotte e di apple-256261_640mentalità ristretta?
La prima domanda a cui dobbiamo rispondere è: abbiamo noi il diritto di prevenirlo? Se si, possiamo davvero farlo?
Ho sempre pensato che una delle grandi differenze tra un paese libero e uno stato di polizia sia il fatto che in un paese libero, fintantoché si obbedisce alla legge, ognuno possa credere in ciò che gli pare. Il credo personale non è affare del governo. Ancor meno affar del governo è sancire quale idea sia buona e quale sia pessima, o pensare che le scuole debbano promuovere un concetto assolutistico di bene, eliminando l’opposto. 
Ci siamo arresi a questi principi? Se si, lo vogliamo davvero?
Supponiamo di voler delegare questo potere al governo, tramite la scuola dell’obbligo. A chi potremmo affidare il potere di decidere quali idee siano da considerare buone e quali cattive? Alle legislature? Al comitato pubblico per l’istruzione scolastica? Ai comitati locali?
Chiunque si impegni ad analizzare seriamente tali questioni, sicuramente concorderà che nessuno in seno al governo dovrebbe detenere questo potere. A tal riguardo, ne possiamo desumere che le persone hanno il diritto non solo di credere in ciò che vogliono, ma anche di cercare di tramandarlo ai propri figli. Non possiamo nemmeno lontanamente dire e pensare che alcune persone possano avere questo diritto ed altre no.
Qualcuno potrebbe ribattere “ma per quel che riguarda i pregiudicati, i bigotti e i superstiziosi?! Non vogliamo che i genitori trasmettano l’idea che esistano razze superiori o che la terra sia piatta, giusto?”
A queste obiezioni, io rispondo: qual è l’alternativa?
Se sosteniamo – come molti vorrebbero – che le persone possono dire ai propri figli ciò che vogliono, fintantoché ciò sia vero,  ritorniamo di nuovo alla prima domanda : chi decide cosa è vero?
Se siamo tutti d’accordo – come penso e spero – sul fatto che nessun governo o altra istituzione debba ricevere una delega per queste decisioni, ne consegue che non possiamo lasciare che la scuola si arroghi il diritto di dire a tutti i bambini che alcune idee sono vere e altre false.
Dal momento che ogni istituto scolastico, a prescindere da ciò che dica o faccia, deve proporre alcune idee, ne deriva che mentre le persone che approvano quei concetti promossi dalla scuola e dal governo, potrebbe esser felici di mandare i propri figli presso di loro, la gente che non li approva dovrebbe avere altre opportunità di scelta. Questo è essenzialmente ciò che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito nel caso Pierce v. Society of Sisters 
Una delle ragioni per cui un numero sempre crescente di persone si stanno così intensamente opponendo alla scuola pubblica è legata al fatto che queste istituzioni agiscono come se qualcuno avesse loro esplicitamente e legalmente conferito il potere di promuovere uno specifico quadro di idee, denigrando l’opposto.
Un piccolo gruppo di persone (burocrati dell’ambito educativo, a livello statale e federale) che controllano ampiamente ciò che le scuole dicono e fanno, stanno sempre di più sfruttando questa situazione per promuovere qualsivoglia concetto essi ritengano giusto per i bambini o per il paese.
Tuttavia, non si è mai ufficialmente deciso, tramite iter legali, di dare all’istituzione scolastica questo compito e, ancor meno, concordato quali idee essa debba supportare.
Al contrario, ci sono molte ragioni per credere che una grande maggioranza di persone detesti con tutto il cuore alcune o la maggior parte di questi concetti propinati oggi.
Anche se siamo tutti d’accordo che la scuola dovrebbe cercare di eliminare le nozioni bigotte e intrise di limitatezze, dovremmo nuovamente domandarci, si può fare? Certo che no. Nonostante tutto, ad eccezione di quei pochi bambini abbienti, quasi tutti i ragazzini del paese stanno frequentando le scuole pubbliche, ora e per molto tempo ancora. Se le realtà scolastiche fossero davvero in grado di sradicare i pregiudizi, come sostengono, niente sarebbe perduto. Una rapida occhiata alla quotidianità, però, ci mostra che purtroppo siamo completamente perduti. In concreto, pare esserci meno supporto oggi rispetto al passato per quel che concerne la tolleranza e l’apertura mentale che le scuole apparentemente pensano di promuovere.

Comuni Obiezioni sull’educazione familiare di John Holt, tradotto da Marika Novaresio

Pubblicato e tradotto in italiano con il permesso scritto da Holt Associates.
La ripubblicazione di qualsiasi parte di questo capitolo è permesso solamente con il permesso scritto di Holt Associate.
Per chiedere informazioni , scrivere a info(AT)HoltGWS.com.
Pubblicato originalmente come il Capitolo 2 del libro “Teach Your Own.” New York: Delacorte Press, 1981
Pubblicato come articolo originalmente da Jan Hunt sul sito The Natural Child

Esame di idoneità alla quinta superiore

“Avete più paura voi” – Parte prima

Reblog.

Fonte originale:

https://scuolaiqbalemalala.wordpress.com/2015/09/08/avete-piu-paura-voi-parte-prima/

Test

In questi giorni Sara sta affrontando l’esame di idoneità alla quinta superiore per il Liceo Classico al fine di poter poi accedere all’esame di maturità (alle superiori, infatti, gli esami di idoneità sono obbligatori qualora si voglia fare la maturità).
Gli esami sono cominciati ieri e continueranno fino a venerdì pomeriggio: prevedono prove scritte di inglese, italiano, latino, greco e matematica e interrogazione orale su tutte le materie.
Sara è molto tranquilla (e continua ad esserlo) perché ha deciso che quest’anno da autodidatta le ha dato molto più di 11 anni di scuola e un giudizio di estranei non può toccarla. Un giudizio che sappiamo benissimo potrebbe non essere positivo, malgrado l’impegno.
Ieri mattina si è presentata a scuola con un po’ di anticipo e ha trovato un bel comitato di benvenuto: la preside e due delle sue ex-insegnanti l’attendevano in corridoio (tre adulti contro una ragazza) per dirle che il programma da lei presentato a giugno (!!!) non andava bene per arte e che quindi all’orale le avrebbero rivolto domande anche su altre cose. E perché, dopo due mesi e mezzo, gliel’hanno detto solo la mattina dell’esame? Perché, come hanno affermato tranquillamente, l’hanno guardato solo quella stessa mattina!
Sara non ha perso la sua calma olimpica e ha ribattuto che avrebbero dovuto informarla prima, come d’altronde le aveva assicurato la segretaria.
Le hanno contestato il fatto che tutte le mostre e le conferenze a cui ha assistito (si parla sempre e solo di arte) non sono altro che “turismo” (definizione della preside) e che approfondire il solo Barocco con specializzazione su Gaudì non è sufficiente.
Visto che Sara non mollava e soprattutto non accettava le loro imposizioni, le hanno detto che era poco collaborativa e poco aperta (Ahahahahhh!!!!!) e a quel punto l’insegnante di inglese ha voluto spalleggiare la collega di arte dicendo che anche il suo programma non andava bene perché loro, a scuola, hanno studiato due autori del Romanticismo inglese mentre Sara, oltre a molto altro, ha approfondito la corrente del vampirismo che conta esponenti notevoli come Lord Byron e Mary Shelley. La prof, a quel punto, se n’è uscita con un candido “Ah, ma io di quella corrente non so nulla! Come posso interrogarti su quello?”
Eccolo il punto! Ecco il nocciolo di tutta la questione: la conoscenza, a scuola, è unicamente quella “tramandata” da professore in professore, quella che l’insegnante di turno ha studiato all’università (o approfondito per suo interesse), insomma le cose che sa! E quando trovano uno studente che sa cose diverse è necessario fermarlo, sminuire il suo sapere perché non coincide con quello scolastico, perché – ormai incapaci di aprire occhi e mente – i professori non sanno più imparare e non possono accettare un sapere diverso dal loro.
In conclusione il caro terzetto (preside in testa) ha trattenuto fuori dall’aula Sara per un pezzo, permettendole di iniziare l’esame solo con mezzora di ritardo e la dirigente l’ha liquidata con queste parole “Non sei costruttiva”. Già, Sara che si è letteralmente costruita il suo percorso quest’anno e continuerà a farlo il prossimo (qualunque sia il loro giudizio) non è costruttiva; loro, invece, che non vedono al di là del proprio naso…

PS: Il titolo del post è una citazione da Giordano Bruno. Pare che, di fronte al Tribunale che lo condannava a morte, abbia detto “Avete più paura voi ad emettere questa sentenza che io nel riceverla”. Ci sembrava appropriato…

 

 

Fonte originale: https://scuolaiqbalemalala.wordpress.com/2015/09/08/avete-piu-paura-voi-parte-prima/

Ringraziamo la  per questa preziosa condivisione.

Petizione su Abolizione degli esami

apple and books

“Marzia ed io abbiamo creato una petizione su Change.org per l’abolizione degli esami di terza media e di maturità che fanno star male molti ragazzi in Italia senza aggiungere un reale valore alla loro valutazione che hanno costruito nel corso di anni di lavoro. Dopo tutti gli anni che hanno fatto a scuola e le verifiche sostenute gli insegnanti dovrebbero essere in grado di certificarne le competenze e lasciarli andare con una valutazione finale senza la necessità di aggiungere ulteriore stress a quello che hanno accumulato durante i vari anni (in particolar modo l’ultimo).”

Chi scrive è Alessandro, un papà.


“Non so voi, ma noi ci sogniamo ancora l’esame di maturità e di non arrivare preparati a questo inutile ostacolo che si pone ai ragazzi per la modica cifra di 80.000.000 (80 milioni) di euro e che viene superato dal 99,1% degli studenti (quindi un ostacolo praticamente inutile da porre).
Se siete d’accordo con noi vi chiedo di firmare la petizione a questo indirizzo

https://www.change.org/p/ministro-dell-istruzione-stefania-…

e poi di condividerla con tutti i vostri conoscenti (in particolar modo quelli che hanno ragazzi che frequentano la scuola). E’ importante che condividiate, ancor più che firmiate: vi chiederei di farlo anche se non siete d’accordo e non volete firmarla, perché è diritto di tutti sapere che possiamo essere noi il cambiamento e che possiamo costruire un avvenire migliore per i nostri figli.

Grazie a tutti
Marzia e Alessandro”

Uniti nella tutela del diritto di sapere e di autodeterminarsi,

vi preghiamo di diffondere. 

Il Sistema Scolastico Sudcoreano

http://www.nytimes.com/2014/08/02/opinion/sunday/south-koreas-education-system-hurts-students.html?_r=4

Dal New York Times, scritto da SE-WOONG KOOAUG. 1, 2014
tradotto da Marika Novaresio

Seoul, South Korea – Dopo che mio fratello più grande si ammalò per lo stress di essere uno studente sudcoreano, mia madre decise di spostarmi dalla mia casa (a Seoul) a Vancouver per le scuole superiori, al fine di risparmiarmi l’intensa pressione competitiva della corsa al successo. Non voleva che anch’io soffrissi come mio fratello vittima di dolori al petto non diagnosticabili dai medici e di un allergia così intensa da necessitare iniezioni anche a casa.

Sono stata fortunata perché mia madre ha riconosciuto il problema e ha preso la decisione di spostarmi. Nella maggior parte dei casi, invece, sono gli stessi genitori la fonte principale della pressione esercitata sugli studenti sudcoreani.

13 anni dopo, nel 2008, ero diventata un’insegnante di grammatica in un corso avanzato di inglese a studenti di 11 anni in una costosa scuola preparatoria nell’agiato quartiere Gangnam di Seoul. Gli allievi erano seri e concentrati nello studio, ma i loro occhi sembrano spenti, morti.

Quando ho chiesto alla classe se fossero felici in quest’ambiente, una ragazza  con fare esitante ha alzato la sua mano per dirmi che sarebbe stata felice solo nel momento in cui sua madre se ne fosse andata via perché  tutto ciò che ella sapeva fare, era lamentarsi sulle sue performance accademiche.

Il mondo potrebbe guardare la Corea del Sud come un modello educativo – il livello degli studenti si assicura i migliori posti nelle graduatorie dei test internazionali – ma il lato oscuro del sistema getta una lunga ombra.

Dominata dalle Mamme Tigri, dalle scuole preparatorie e da insegnanti molto autoritari, l’educazione sudcoreana produce file di studenti con risultati eccellenti che pagano un duro prezzo in termini di salute e felicità. L’intero programma è un abuso infantile. Dovrebbe essere riformato e ristrutturato senza indugio.

Certamente il sistema sudcoreano ha i suoi punti di forza.

L’idea che il successo sia la cosa più importante, a prescindere da ciò che implica, è un ottimo stimolo.

La mia pagella dopo il primo esame alla scuola media mi posizionò 21mo su 60 studenti. Mia madre, nonostante fosse conscia dell’estremo orrore del sistema educativo sudcoreano, era comunque preoccupata per i miei voti, tant’è che mi trovò subito un tutor privato per matematica, affinché mi aiutasse a raggiungere un rispettabile terzo posto nella gerarchia scolastica.

Erano i primi anni ’90. Da allora, questa cultura della competizione si è solamente acuita.

Le scuole preparatorie come quello in cui ho insegnato – chiamate “Hagwon” in Corea – sono un pilastro del sistema scolastico sudcoreano nonché simbolo del desiderio dei genitori di assicurarsi che i propri figli abbiano successo, a tutti i costi.

Le Hagwon sono strutture prive d’anima, con stanze dopo stanze divise da sottili pareti, illuminate da lunghi bulbi fluorescenti e piene di studenti che memorizzano lessici in inglese, regole grammaticali coreane e formule matematiche. Gli allievi solitamente ci stanno dopo le ore scolastiche, fino alle 10 di sera o più.

Guidati a mo’ di gregge dai genitori in vari sbocchi formativi e programmi, in media gli studenti sudcoreani studiano fino a 13 ore al giorno, mentre la media di riposo dei ragazzi delle superiori è pari a circa 5,5 ore per notte, monte d’ore finalizzato ad assicurare un congruo tempo sufficiente per studiare.

Le (scuole) Hagwon incidono determinando più della metà dell’ammontare della spesa globale destinata allo studio privato.

Questo “investimento” educativo spiega i punteggi spettacolari dei sudcoreani nei test internazionali.

Tuttavia un sistema guidato da genitori fanatici e da un’industria privata che si erige come un Levitano è insostenibile alla lunga, specialmente calcolando gli sforzi fisici e psicologici che i ragazzi devono sostenere.

Molti giovani sudcoreani soffrono di problemi fisici dovuti allo stress accademico, proprio com’è successo a mio fratello. Per fare un esempio, una mia amica, alle superiori, perdeva ciocche di capelli non appena si concentrava sugli studi. I suoi capelli hanno ricominciato a crescere solo quando è entrata all’università.

Gli studenti tendono a vedere le proprie performance accademiche come l’unica fonte di riconoscimento del proprio valore e di autostima. Tra i giovani sudcoreani che hanno confessato di avere (avuto) pensieri suicidi (dato del 2010), un allarmante 53% identificava le inadeguate performance accademiche come la fonte principale dei loro affanni.

Non sorprende. La posizione della Corea del Sud nella gerarchia internazionale fa i conti col proprio rovescio della medaglia legato alla (in)felicità giovanile: solo il 60% degli studenti confessa di essere soddisfatto a scuola, dato da comparare all’interno di una media sul benessere mondiale pari all’80%, (dato risalente al 2012),

C’è una spiegazione storica a questo fervore scolastico. Durante la dinastia dei Choson (1392 – 1910), il fatto che i bambini passassero l’esame del servizio civile amministrato dalla corte reale era visto come un condotto sicuro per il successo sociale e materiale dell’intera famiglia. Come il Prof. Edward Wagner sottolineò ad Harvard,  ancor oggi persiste una forma di educazione privata con candidati che prendono per anni lezioni per prepararsi all’esame e con un patrimonio familiare messo nelle mani dei tutori.

Il focus della cultura coreana sull’unità famigliare è a sua volta un fattore rilevante.Molti genitori pensano che il loro diritto di decidere sul futuro dei figli sia sacrosanto. La visione della famiglia come unità economica perpetra una sorta di stretto controllo sui bambini.

I matrimoni, per esempio, spesso funzionano al pari di una transazione finanziaria tra due famiglie. Ultimamente essere un bambino sudcoreano non ha a che fare con la libertà, le scelte personali o la felicità. E’ più una questione di produttività, prestazioni e obbedienza.

L’obbedienza all’autorità è rinforzata sia a scuola che a casa. Ricordo i tempi in cui mi ero pronunciato in disaccordo con il mio insegnante alle scuole medie, scrivendogli una lettera in merito ad uno dei suoi compiti. La lettera determinò la mia convocazione nell’ufficio dell’insegnante, dove fui rimproverato per un’ora e mezza, non per la sostanza delle mie parole, ma per il fatto di aver espresso la mia opinione. Lui aveva una lezione da tenere in quel frangente, ma non si preoccupò di lasciare il nostro incontro perché era estremamente infuriato dal fatto che qualcuno avesse messo in discussione la sua autorità.

Sapevo che tentare di essere razionale o trasparente a scuola, era privo di scopo.

Nonostante decenni di assoluti abusi e di radicamento di questo sistema allarmante, stanno emergendo alcuni segnali: alcune persone stanno seriamente dando vita ad una riforma. In attesa che l’eredità del piglio dittatoriale cessi, i sudcoreani hanno abbracciato la nozione di “guarigione” consci del fatto che la passata politica di repressione e di continua pressione sociale ha generato malati psicologici bisognosi di recupero. Questo trend ha guidato la discussione sugli effetti nocivi che il sistema educativo ha sugli studenti e quindi su cosa si dovrebbe fare.

Un altro segno del fatto che le cose si stiano muovendo in una direzione costruttiva è l’elezione avvenuta in Giugno, in tutta la nazione, di un ampio numero di sovraintendenti scolastici di stampo progressivo, nomina spronata dal crescente desiderio pubblico di riforme.

Tuttavia per realizzare un qualsivoglia significativo cambiamento nell’alveo educativo, deve essere radicalmente alterata la cultura alla base, quella che tratta i propri bambini come materia prima da usare al servizio della famiglia o dell’economia nazionale.

Il governo deve fermare questa inarrestabile ricerca che si poggia su  un alto tasso di natalità, accogliendo l’idea di  una popolazione inferiore che cessi di vedere i bambini come meri ingranaggi dell’economia nazione senza diritto ad una personale felicità.

La Corea del Sud deve anche incoraggiare i propri cittadini a vedere il matrimonio non come una diligente unione che dia la precedenza ai tangibili benefici economici, ma come una scelta di vita che porti soddisfazione e benessere. Solo così i bambini potranno essere percepiti come individui dotati di libero arbitrio, piuttosto che come fabbricanti di ricchezza e di soggetti sottoposti ad un’onerosa scolarizzazione.

L’industria della formazione privata dovrebbe essere meglio regolata mettendo come cardine il benessere dei bambini.

Nonostante varie presidenze abbiano cercato di prendere le redini delle scuole preparatorie, a partire l’inserimento della regola di tassativa chiusura entro le 10 p.m., molti proprietari di scuole Hagwon hanno trasgredito a questa regolamentazione operando al di fuori delle sedi o oscurando le finestre di modo che la luce non potesse esser vista al di fuori. E, in aggiunta, alcuni genitori hanno assunto un tutore privato per far fronte a questo compito.

La lotta contro gli abusi potrebbe essere molto più pregnante se la legislazione iniziasse a sanzionare sotto il profilo penale, l’eccesso di questa educazione privata.

D’altro canto, i genitori sudcoreani potrebbero non rendersi mai conto che l’attuale sistema è un assalto diretto contro il benessere della loro prole.

Al di là di ciò, la convinzione che i successi accademici siano di primaria importanza tra tutti i bisogni vitali deve esser completamente messa da parte.

La Corea del Sud può essere un’invidiabile superpotenza economica, ma ha trascurato la felicità della sua gente.

Condannando lo stato in cui versa l’esistenza della gioventù coreana, Yi Kwang-su, uno dei primi intellettuali riformisti, scrisse in un saggio nel 1918 intitolato <<Sul Bimbo-centrismo>> :

“Durante la vita dei genitori, i figli non hanno libertà, sono trattati come schiavi o bestiame, non così diversamente dagli sottoposti al potere del signore feudale”.

Prima che la Corea del Sud possa essere davvero vista come un modello per il 21o secolo, deve finire lo stantio sistema feudale che vige attraverso l’educazione e deve riflettere sulle proprie vulnerabilità sociali.

Autore: Se-Woong Koo, ex membro docente universitario specializzato sugli studi coreani a Yale,  è redattore capo di Korea Exposé, un nuovo sito web.

FONTE: http://www.nytimes.com/2014/08/02/opinion/sunday/south-koreas-education-system-hurts-students.html?_r=3

La nostra situazione “a-scolastica”.

La nostra situazione “a-scolastica”
dal sito unabambinaetantianimali.style.it

Raia studia geografia sul selciato con mappamondo e cartina alla mano.

Oggi faccio il punto della situazione “scolastica” di Raia e mi rendo conto che è riduttiva chiamarla “scolastica”.A parte il fatto che l’apprendimento è costante qualsiasi cosa una persona faccia, da quando abbiamo approcciato le materie di studio di quest’anno abbiamo spaziato in lungo e in largo e la scuola è diventata vita, che è, per sua natura, avventura. Continua a leggere