Comuni obiezioni sulla scuola familiare (2a parte)

Comuni obiezioni sulla scuola familiare
di John Holt
Tradotto da Marika Novaresio
Come possiamo prevenire che i genitori tramandino ai loro figli idee bigotte e di apple-256261_640mentalità ristretta?
La prima domanda a cui dobbiamo rispondere è: abbiamo noi il diritto di prevenirlo? Se si, possiamo davvero farlo?
Ho sempre pensato che una delle grandi differenze tra un paese libero e uno stato di polizia sia il fatto che in un paese libero, fintantoché si obbedisce alla legge, ognuno possa credere in ciò che gli pare. Il credo personale non è affare del governo. Ancor meno affar del governo è sancire quale idea sia buona e quale sia pessima, o pensare che le scuole debbano promuovere un concetto assolutistico di bene, eliminando l’opposto. 
Ci siamo arresi a questi principi? Se si, lo vogliamo davvero?
Supponiamo di voler delegare questo potere al governo, tramite la scuola dell’obbligo. A chi potremmo affidare il potere di decidere quali idee siano da considerare buone e quali cattive? Alle legislature? Al comitato pubblico per l’istruzione scolastica? Ai comitati locali?
Chiunque si impegni ad analizzare seriamente tali questioni, sicuramente concorderà che nessuno in seno al governo dovrebbe detenere questo potere. A tal riguardo, ne possiamo desumere che le persone hanno il diritto non solo di credere in ciò che vogliono, ma anche di cercare di tramandarlo ai propri figli. Non possiamo nemmeno lontanamente dire e pensare che alcune persone possano avere questo diritto ed altre no.
Qualcuno potrebbe ribattere “ma per quel che riguarda i pregiudicati, i bigotti e i superstiziosi?! Non vogliamo che i genitori trasmettano l’idea che esistano razze superiori o che la terra sia piatta, giusto?”
A queste obiezioni, io rispondo: qual è l’alternativa?
Se sosteniamo – come molti vorrebbero – che le persone possono dire ai propri figli ciò che vogliono, fintantoché ciò sia vero,  ritorniamo di nuovo alla prima domanda : chi decide cosa è vero?
Se siamo tutti d’accordo – come penso e spero – sul fatto che nessun governo o altra istituzione debba ricevere una delega per queste decisioni, ne consegue che non possiamo lasciare che la scuola si arroghi il diritto di dire a tutti i bambini che alcune idee sono vere e altre false.
Dal momento che ogni istituto scolastico, a prescindere da ciò che dica o faccia, deve proporre alcune idee, ne deriva che mentre le persone che approvano quei concetti promossi dalla scuola e dal governo, potrebbe esser felici di mandare i propri figli presso di loro, la gente che non li approva dovrebbe avere altre opportunità di scelta. Questo è essenzialmente ciò che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito nel caso Pierce v. Society of Sisters 
Una delle ragioni per cui un numero sempre crescente di persone si stanno così intensamente opponendo alla scuola pubblica è legata al fatto che queste istituzioni agiscono come se qualcuno avesse loro esplicitamente e legalmente conferito il potere di promuovere uno specifico quadro di idee, denigrando l’opposto.
Un piccolo gruppo di persone (burocrati dell’ambito educativo, a livello statale e federale) che controllano ampiamente ciò che le scuole dicono e fanno, stanno sempre di più sfruttando questa situazione per promuovere qualsivoglia concetto essi ritengano giusto per i bambini o per il paese.
Tuttavia, non si è mai ufficialmente deciso, tramite iter legali, di dare all’istituzione scolastica questo compito e, ancor meno, concordato quali idee essa debba supportare.
Al contrario, ci sono molte ragioni per credere che una grande maggioranza di persone detesti con tutto il cuore alcune o la maggior parte di questi concetti propinati oggi.
Anche se siamo tutti d’accordo che la scuola dovrebbe cercare di eliminare le nozioni bigotte e intrise di limitatezze, dovremmo nuovamente domandarci, si può fare? Certo che no. Nonostante tutto, ad eccezione di quei pochi bambini abbienti, quasi tutti i ragazzini del paese stanno frequentando le scuole pubbliche, ora e per molto tempo ancora. Se le realtà scolastiche fossero davvero in grado di sradicare i pregiudizi, come sostengono, niente sarebbe perduto. Una rapida occhiata alla quotidianità, però, ci mostra che purtroppo siamo completamente perduti. In concreto, pare esserci meno supporto oggi rispetto al passato per quel che concerne la tolleranza e l’apertura mentale che le scuole apparentemente pensano di promuovere.

Comuni Obiezioni sull’educazione familiare di John Holt, tradotto da Marika Novaresio

Pubblicato e tradotto in italiano con il permesso scritto da Holt Associates.
La ripubblicazione di qualsiasi parte di questo capitolo è permesso solamente con il permesso scritto di Holt Associate.
Per chiedere informazioni , scrivere a info(AT)HoltGWS.com.
Pubblicato originalmente come il Capitolo 2 del libro “Teach Your Own.” New York: Delacorte Press, 1981
Pubblicato come articolo originalmente da Jan Hunt sul sito The Natural Child

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