L’ Unschooling visto con gli occhi di una mamma insegnante

Titolo originale: How one mother ‘unschooled’ her children and taught them at home

Traduzione da: http://www.dailytelegraph.com.au/news/how-one-mother-unschooled-her-children-and-taught-them-at-home/story-fni0cx2y-1227240124899?sv=e12637d761a1ebca6a25bdc96cd425a#.VQWwe_lo8XA.facebook

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Una mamma (e insegnante) spiega perché ha seguito un percorso di unschooling con i suoi 5 figli.

Dopo il mio primo giorno di scuola, sono tornata a casa e ho detto ai miei genitori: “Diventerò una maestra quando sarò grande”.
La mia ambizione non ha mai vacillato e mi sono ritrovata ad insegnare sia nelle classi comuni che nei corsi di recupero.
Ciò che ho vissuto mi ha portato a credere che il sistema educativo non si metta adeguatamente a disposizione della maggior parte dei bambini, per questa ragione ho lasciato il lavoro e ho cominciato un percorso di unschooling con i miei figli, nella nostra casa in Shelbourne, Victoria.

Nessun momento statico seduti intorno al tavolo della cucina, con una lavagna.

Raramente mi sono seduta per leggere, contare o organizzarli in qualsivoglia modo.

Al contrario, hanno scelto loro come trascorrere il loro tempo quotidiano, si voglia andando in cerca di lepri lungo il ruscello, si voglia costruendo apparecchi elettronici o suonando musica.

Semplicemente, ho dato retta all’istinto che mi suggeriva quanto e come i bambini amino imparare, al che ho dato loro materiali, indicazioni e mezzi per seguire i loro interessi.

Non avevamo nemmeno un computer.

Mio figlio maggiore, Joel, ora di 33 anni, non ne ha toccato uno fino ai suoi 14 anni –tuttavia ora ha un PhD in informatica. Ha preso la sua prima laurea a 18 anni e lavora per Google.

Tutti i miei figli sono uomini felici, in salute e di successo.

Il mio secondogenito, Dion, 31 anni, lavora con bambini in affidamento e ha un diploma in servizi sociali.Tali, 25 anni, ha una laurea in musica contemporanea.
Liam, 20 anni, è un maniscalco ed è così abile che gli è sufficiente guardare solo per 10 secondi gli zoccoli di un cavallo, per fargli dei ferri perfetti.
Erik, 18 anni, si sta a sua volta orientando verso una laurea in musica.

Quali erano i miei sogni per loro? Volevo che fossero emozionati nella e della loro vita.

La mia disillusione sull’insegnamento iniziò al lavoro.

Nella prima classe in cui ho insegnato c’era una bambina che, nonostante il mio supporto e la mia attenzione, ha pianto ogni mattina per 6 mesi.

Due anni dopo, quando mi sono trasferita nel centro scolastico di recupero dove si trovava, era così traumatizzata da non riuscire a leggere, scrivere o di seguire un percorso accademico.

Per via del mio ruolo, ero solita viaggiare con l’ispettore scolastico di zona.

“Penso che molti bambini non siano pronti per la scuola a 5 o 6 anni” gli dissi
“Cosa potrebbe succedere se non mandassi i miei bambini a scuola?”

“Niente”, rispose.
“Sei una maestra. Chi potrà mai azzardarsi a dire che puoi insegnare a 30 bambini figli di altre persone, ma non ai tuoi?”

Inizialmente la mia intenzione era di tenere i miei figli a casa solo fino al momento in cui non fossero stati pronti per l’ambiente scolastico.

Intendevo seguire un modello formale d’insegnamento il che sembrava essere adatto per il maggiore, Joel, per via del suo naturale approccio accademico – amava esser interrogato per ricevere e collezionare 5 pietre o  6  bastoncini.
Tuttavia, quando la famiglia crebbe e i miei altri figli si avvicinarono a questa fase, risultarono non essere minimamente interessati a queste cose.

La passione di Dion era quella di costruire tane.
Tali ha iniziato a cantare prima ancora di parlare, non riusciva a stare seduto per un nemmeno un minuto e trascorreva la sua giornata suonando.

Mi era stato insegnato che i bambini imparano a blocchi di 20 minuti, ma quando i miei erano interessati a qualcosa, potevano trascorrere anche sei mesi prima che smettessero.

“Gradualmente ho iniziato a scartare ogni cosa avessi imparato al college e il mio ruolo ha iniziato a orientarsi verso l’osservazione di loro e delle loro passioni, così ho iniziato a proporre loro ciò che pensavo avrebbe potuto accompagnarli e supportarli nel cammino, fossero lezioni di musica o di kit elettrici”.

Una volta cresciuti hanno seguito dei corsi al TAFE o a distanza, se e quando ne avevano bisogno o lo desideravano.
Ricevevamo regolari visite di approvazione da un ispettore scolastico nonché psicologo ed ero supportata dall’allora mio marito, Alan, a sua volta maestro.

Nonostante fossimo inseriti in gruppi sportivi e religiosi e i ragazzi avessero molti amici, quando aveva 8 anni, Joel decise di sentire la mancanza degli aspetti sociali propri dell’andare a scuola e chiese quindi di essere iscritto.
Dal punto di vista accademico, era due anni avanti i suoi compagni ed era un ragazzo gentile.
Dopo un anno in cui è stato vittima di bullismo, si ritirò. Ancora oggi sostiene che sia stato l’anno peggiore della sua vita. Il resto dei miei figli non ha mai voluto provare ad andare a scuola.

Professori del TAFE e universitari erano intrigati sul come i miei figli imparassero e confesso che è stata una rilevazione anche per me, a quei tempi.

A 14 anni, per esempio, Joel  studiava matematica discreta, un corso tecnico, al TAFE.
Avrei voluto dare un’occhiata al lavoro che portava a casa e chiedere “Come stai imparando tutto questo?”
Lui replicava che, quando non capiva qualcosa, cercava per la classe qualcuno che sembrava esser disposto a rispiegare.
Fu tra i primi della classe universitaria di matematica.
Il sistema educativo è mirato ad insegnare a leggere, ma nessuno dei miei figli lo ha fatto precocemente.

Joel aveva 7 anni – nonostante ciò nel giro di 6 mesi era in grado di leggere ogni testo. Tali aveva 12 anni, mentre Dion era un adulto e stava studiando per il diploma prima che fosse davvero in grado di fare lo spelling.

Tentare di insegnare loro qualcosa prima che fossero pronti, era come sbattere la testa contro un muro di mattoni.

Liam risultò essere dislessico ma apprendeva molto bene in modo visivo, sentiva piuttosto di avere un vantaggio rispetto agli altri.
Proprio come Erik, è un cavallerizzo di talento e ha imparato a condurre la sua (cavalla di razza) Brumbry così bene da poter stare sul suo dorso schioccando due frustini senza che lei si muova.

Certamente ho ricevuto delle critiche per il modo in cui ho cresciuto i miei figli.

Le persone pensano che se segui un percorso di unschooling, finirai per essere un disoccupato perché nel mondo reale non puoi scegliere il tuo lavoro, ma devi fare ciò che dice il tuo capo.
Tuttavia il mondo reale permette anche di essere un imprenditore o di essere un lavoratore autonomo.

Critici mi chiedono perché non ho introdotto maggiori soggetti accademici nel loro apprendimento, ma immagino che queste stesse persone potrebbero non aver mai avuto bisogno di usare una lingua straniera o trigonometria, mentre senza ombra di dubbio hanno avuto bisogno di saper pulire, cucinare, cucire e fare le spese. Queste ultime capacità le hanno apprese molto presto.

L’ Unschooling non è adatto a tutte le famiglie.
E’ fondamentale che un genitore ami stare con i propri figli, che abbia una mente curiosa e che conduca una vita interessante.

I miei figli hanno appreso anche dalle mie passioni.
Sono sicura che tutti loro 5 si sarebbero ritrovati in classi di recupero, se fossero andati a scuola, cosa che avrebbe minato la loro fiducia e i loro successi futuri.

Ci sono molti libri che parlano di come apprendono i bambini, ma penso che nessuno davvero lo sappia.

Ciò che credo, insomma, è che non possiamo mettere 30 bambini con differenti interessi e bisogni nella stessa classe e aspettarci che tutti loro imparino allo stesso modo.

Articolo originale al seguente link: http://www.dailytelegraph.com.au/news/how-one-mother-unschooled-her-children-and-taught-them-at-home/story-fni0cx2y-1227240124899?sv=e12637d761a1ebca6a25bdc96cd425a

6 Comments on “L’ Unschooling visto con gli occhi di una mamma insegnante

  1. grazie!
    È molto ispirante sentire la storia di chi ha saputo ascoltare e seguire i propri figli così profondamente e autenticamente.
    buona giornata.

  2. Articolo interessante..ma quando dice che l homescholling è adatto a chi conduce una vita interessante..a cosa si riferisce?

    • Ciao Lucia, penso che sta parlando di “unschooling” che è un approccio particolare di “homeschooling. Secondo l’autrice (e conconrdo) l’unschooling richiede vivere in maniera interessata e dunque per forza di cose, la vita è interessante. Per questo dice che chi è curioso e aperto alla vita è adatto a fare l’unschooling.

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