Un anno a scuola, un anno a casa (prima parte)

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Testimonianza di vita e dell’esame di idoneità alla terza elementare (prima parte)
di Daniela Palma

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un anno a scuola, un anno a casa

Premessa:
Emma ha avuto un rapporto difficile con la scuola, a partire dall’asilo.
Abbiamo (sbagliando, secondo me) provato un primo inserimento nella classe primavera a 2 anni e mezzo: è stato traumatico, una brutta scuola, maestre incompetenti…
Abbiamo riprovato l’anno successivo nella pubblica di quartiere, all’inizio sembrava interessata ma dopo venti giorni la bambina mostrava solo tristezza all’idea di andare a scuola quindi abbiamo scelto di ritirala.

Lo stesso anno poco prima di Natale a sorpresa ci chiede di frequentare un altro asilo, privato, dove troverà anche la cugina adorata. Frequenterà volentieri tutto il restante anno scolastico. Alla riapertura della scuola a settembre però non ritroviamo la cugina che intanto è passata alla scuola primaria. Tutto sommato l’anno inizia bene, ma poi tra episodi poco edificanti, noia e altro iniziamo prima una frequenza a singhiozzo e poi il definitivo ritiro.
Non ritornerà più all’asilo e passerà l’ultimo anno prescolastico a casa con noi.

Già da tempo mi ero informata sulla possibilità di educare a casa, e dopo le non belle esperienze con la scuola dell’infanzia, davamo per scontato l’avvio del nostro primo anno da homeschooler con Emma (nel frattempo il fratello minore di 2 anni, Jamal, si era fermamente opposto all’idea anche solo di provare un giorno di asilo, a cui poi si è aggiunta la nascita della terza sorellina), quando alla vigilia del primo giorno di scuola ci chiede di andarci assieme agli altri bambini!
Terrore, confusione e smarrimento! Ecco cosa ho provato, e anche un senso di perdita e sconfitta: sarà stata la mia incapacità a farle cambiare idea, non avrò fatto del mio meglio o non l’avrò stimolata abbastanza? Credo più semplicemente che fosse pronta per una nuova “avventura” per misurarsi con altri e nuovi bambini.
Così inizia il nostro primo anno scolastico.

Tutto va per il meglio:le sveglie con il babbo, lo scuolabus, le maestre le nuove amicizie. Certo ci sono i primi confronti con quello che si poteva fare a casa e non a scuola, tra il diverso modo di porsi delle maestre, anche rispetto all’asilo, arrivano le prime frustrazioni, le prime arrabbiature.
Fin dall’inizio abbiamo cercato di comportarci con lei con lo stesso spirito che ci aveva accompagnato durante gli anni passati a casa, cercando di lasciarle la libertà delle sue scelte delle sue responsabilità, senza intervenire in maniera costrittiva o normativa. Parlando e spiegando il perché di ogni regola o comportamento scolastici. Parallelamente abbiamo cercato di mantenere un buon rapporto con le insegnanti, chiedendo colloqui personali, mostrando loro il nostro modo di vivere con i bambini, i nostri principi che hanno sempre ben accolto.

L’anno scolastico scorre, la bambina è ben voluta dalle maestre e dalla classe, i risultati sono buoni. Nonostante ciò, la nostra quotidianità non è rilassata né felice, c’è sempre tensione nella bambina, sempre proteste, sempre tanta rabbia per certe regole “non scritte” che proprio non vanno giù né a lei né a noi! Dopo le vacanze di Natale le rinnoviamo la possibilità di fare scuola a casa, ma lei rifiuta, a scuola ci sono delle nuove amiche e non vuole lasciarle…

Insomma arriviamo a fine anno scolastico, alla gita, alle ultime feste e scendendo l’ultimo giorno dallo scuolabus Emma piange triste, sa che non vedrà tanto facilmente le amiche di scuola durante l’estate (sono state sempre irraggiungibili nei pomeriggi invernali per impegni loro o dei genitori o per malanni o per sport…). Ma è appunto estate, un’estate senza compiti per nostra scelta, per lasciarla libera di essere di divertirsi di annoiarsi di pensare e decidere di sé!

Emma riconosce nella scuola la possibilità di stare con persone diverse da noi: le maestre a cui vuole bene, anche se con una in particolare ha un rapporto conflittuale (lei urla e punisce tutta la classe per “colpa di uno solo”, pretende un ordine ed una precisione estetica che non appartengono alla bambina). Riconosce la possibilità di frequentare altri bambini quotidianamente anche senza realmente giocarci, visto che la ricreazione si fa seduti al banco dentro la classe per la quasi totalità dell’anno scolastico. Chiede di poter frequentare una scuola diversa, ispirata dai racconti letti su di una scuola libertaria, magari una “senza zaino”, ma non ne abbiamo di vicine e non abbiamo la possibilità di portarla in un’altra città….
Così a settembre, quando le chiediamo se si senta pronta per il primo giorno di scuola ci dice che vuole provare a fare la seconda a casa, che nonostante le mancheranno maestre e classe, lei lì dentro non può tornare.
dani5Ed ecco iniziare il nostro anno a casa!

Del nostro anno a casa non ho tanto da raccontare, quando mi chiedono “Ma come fate? Ma cosa fate?” ecco…io rispondo “Niente!” cioè, non facciamo niente che non vogliamo realmente fare, a parte il dentista forse, non abbiamo veri orari, non abbiamo materie,verifiche, ricreazione, lezione, punizione.. niente insomma!
Invece cerchiamo di divertirci assieme, tutti e cinque, cercando a turno quello che ci piace che ci fa stare bene: a me piacciono i libri e i musei, a mio marito la musica, a tutti la natura.
All’inizio Emma mi chiedeva di ricreare una sorta di scuola, di lezione in classe:aveva persino redatto un orario delle materie con tanto di riposo. A volte la sentivo preoccupata di non imparare di non studiare; noi eravamo lì con lei, io le spiegavo come non mi interessasse fare la maestra, tanto meno la lezione. Certamente poteva chiedermi di guardare, ricercare qualsiasi cosa volesse quando lo volesse. Mi ricordo che le dissi proprio che fino a Natale non intendevo fare proprio niente, così le dicevo “Non voglio fare niente fino a Natale! Devo riprendermi dalla scuola dell’anno scorso!”. Era in parte vero per me (uuhh che fatica la prima classe di Emma: arrivavo a sera sfinita!), ed in parte credevo fermamente che dovesse “descolarizzarsi”, capire cioè che non era più in classe che non c’erano “doveri scolastici” né compiti. Il primo vero lavoro che abbiamo affrontato in piena libertà è stato un grande cartellone dedicato ai dinosauri, passione nata in entrambi i fratelli l’anno prima: volevamo fermare tutte quelle informazioni che avevano acquisito e ricercato e visto in tanti mesi, volevo rispondere in modo meno confuso alle domande di origine cronologica che si ponevano -cosa è venuto prima? Chi è nato dopo?- e poi nel corso dell’inverno e della primavera lo abbiamo arricchito di date di scoperte di personaggi storici, man mano che apparivano sulla nostra strada! E poi ne abbiamo fatti altri, sempre in libertà, senza scadenze… liberi.

Non abbiamo una giornata tipo, certo ci sono appuntamenti fissi come le attività sportive, il sabato di riunione scout; altri sono appuntamenti che per caso o comodità capitano sempre gli stessi giorni come il martedì mattina in biblioteca dopo la spesa al supermercato. Ecco, il supermercato! Mai scuola migliore fu inventata! Iniziando dal banco verdura dove si impara a riconoscere i primi numeri (nel caso del fratello minore) a valutare il peso, a dare valore al prezzo e ai soldi. Fare equivalenze al banco salumi e formaggi, contare totale e resto in cassa e tanto altro ancora. Un gioco molto divertente che facciamo sono le “tabelline Ascolane” -dove “Ascolane” sta per le famose olive impanate e fritte- chiedo quante olive vorrebbero mangiare a pranzo e poi di moltiplicarle per tutti i commensali. Un altro ancora, do ad Emma una lista con gli ingredienti di una ricetta per dolci ma in dose per una sola persona, e le chiedo di comprare ingredienti per 5 o 10 o 15 porzioni. Credetemi… non hanno mai sbagliato!
Qualcuno immagina le famiglie homeschooler ubicate in zone remote, alpine o agresti. Noi abitiamo in un quartiere di un piccolo comune di provincia, e facciamo vita di quartiere come tutte le altre famiglie, più o meno, partecipiamo alle attività locali, alle feste. A turno i bambini dei vicini giocano nel nostro giardino e i miei nel loro, vanno al parco e in bicicletta, l’unica differenza è che noi abbiamo più tempo “libero” io direi più tempo di cui disporre liberamente.

Durante questo ultimo anno si sono alternate tante fasi: di grande lavoro e produzione ma anche di stasi, di malumori, e -perché no- ozio. Ma abbiamo imparato tanto gli uni dagli altri.
Esiste un momento magico nell’educazione parentale, irripetibile, quando in tuo figlio nasce la consapevolezza di aver fatto suo un concetto: di aver compreso come legare una lettera all’altra per leggere, comprendere l’infinito numerico, capire un ciclo vitale.
Sono momenti in cui comprendo appieno la fortuna di poter educare i miei figli a casa, sono lì con loro a meravigliarsi di una scoperta, la fontana d’acqua di Helen keller, il primo volo di Superman, la magia che sgorga dalla bacchetta di Harry Potter!

(fine prima parte)

10 Comments on “Un anno a scuola, un anno a casa (prima parte)

  1. Davvero bello e interessante questo racconto, l’ho letto con piacere e in Emma ho riconosciuto anche i desideri e le curiosità di mia figlia…credo che anche lei voglia provare la scuola anche se non le vanno giù tante cose. Una domanda: me dell’esame di idoneità parli in un altro post?

    • Ciao Graziana: grazie! sarà pubblicato tra poco la parte sull’esame di idoneità. Ho rimediato ora l’ambiguità con “prima parte”–grazie anche per questo!

      • Posso porvi una domanda ma se fatto l esame di idoneità l esito non fosse positivo quale rischio si corre i servizi sociali?io ho fatto l esame della mia bimba mercoledì e andato bene ma dopo un po si e stranita e messa a piangere! E ora sto attendendo l esito! Vorrei consigli x stare tranquilla

      • Niente! Non succede niente! Certo se l’obbiettivo era rientrare a scuola in una determinata classe non lo si potrà fare…
        In pratica, se faccio l’idoneità per la III classe e non viene ritenuto idoneo, cioé non supera “l’esame”, verrà inserito in II.
        Spero sia chiaro!

      • Quindi io ho fatto fare l esame alla mia bimba…di 6 anno e mezzo esame di idoneità x la seconda…ha risposto a tutte le domande all ultimo si e messa un po a piangere…se non supera l idoneità non succede nulla nn entrano i servizi sociali e posso lo stesso continuare educazione parentale?

  2. Ecco, un mio timore è che mia figlia arrivi poi a dirmi di voler andare a scuola… noi avremmo pensato di non iscriverla ma invece presentarci nel periodo delle iscrizioni con la lettera in cui dichiariamo di voler fare homeschooling, cosa che peraltro le ho già anticipato.
    ma se poi la bambina cambiasse idea? Che fare? Il papà ed io siamo ormai convinti ma sappiamo che a lei piace stare coi suoi amici, in una scuola dell’infanzia statale sperimentale però, quindi ben diversa dalle scuole dell’infanzia tradizionali.

    • Ciao! A mio avviso, siccome non è possibile prevedere il futuro, è importante che noi genitori abbiamo le idee chiare e ci mostriamo convinti, pur ascoltando il parere dei piccoli. Infatti loro provano emozioni difficili da incastrare nei programmi del mondo reale strutturato come è dalle istituzioni. E se, col tempo, si dovesse cambiare strategia lo si farà. Io vi auguro di non doverla iscrivere nemmeno in futuro, ma certamente se vorrete farlo troverete le porte aperte in qualunque epoca dell’anno perché le istituzioni sono portate a fomentare la scolarizzazione.

  3. Concordo con Manuela, se la bambina prova desiderio di iscriversi ad una scuola io l’accontenterei,non è detto che non si possa fare marcia indietro. Anzi, in ogni momento, se la bambina dovesse mostrare malessere, potreste ritirarla ed iniziare con la scuola a casa!
    So quanto sia difficile accompagnare un figlio in un percorso che non si condivide, ma sostenerli ed amarli senza condizioni è anche questo!
    Buona fortuna e aggiornateci!

  4. Salve e seta io faccio hs con la mia bimba che deve fare 7 anni
    ….abbiamo fatto l esamino di idoneità mercoledì mattina…la bimba anche se spaesata e un po titurbante ha risposto a tutte le domande….all ultimo pero si e messa a piangere…la mia domanda e uno se nn supera l esame rivolto alle classe seconda cosa può succedere? E vero che se non supera supera subentrano servizi sociali? E poi hs lo posso fare ancora anche se nn fosse idonea?? Grazie in anticipo

    • ciao, lellalela, come ha detto anche daniela, non credo che una bambina si mette a piangere sara’ giudicata per questo in maniera negativa. E’dopo tutto una bambina, e sono sicura che gli insegnanti sono consapevoli della stanchezza e lo stress che un esame con estranei porta a un bambino di quell’eta’. Non e’vero che subentrano i servizi sociali. Perche’mai? a scuola capita pure che un bambino non e’ a livello.

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