Intervista: “L’homeschooling sbarca in Italia”

Intervista: “L’homeschooling sbarca in Italia”

Un’intervista all’americano Matthew Allen, padre di una famiglia numerosa che, a Roma, ha importato una efficace forma di “istruzione familiare” –apparso sul Vatican.insider de La Stampa.it il 29 Aprile 2013.
Spiegando la perfetta legalità della scelta di istruire i propri figli, Matthew Allen dice:

Io ritengo di fondamentale importanza che tutti i genitori acquistino la consapevolezza che la responsabilità dell’educazione/istruzione dei loro figli ricade sulle loro spalle. Una volta acquisita questa consapevolezza, la decisione di come adempiere a questa responsabilità diventa una decisione informata e libera.

L’intervista pone delle domande molto interessanti, e Mathew Allen offre delle risposte che fanno riflettere. Per esempio, quando chiesto, “Quali sono le difficoltà e le spese aggiuntive che deve sostenere una famiglia che inizi a sperimentare la scuola familiare?”
Allen risponde che non hanno trovato grandi difficoltà anche perchè il personale del distretto scolastico aveva già avuto esperienze simili perché nei dintorni c’è una scuola privata non parificata (in lingua straniera).

Capita spesso però che magari andando a fare la spesa (di mattina), con i bambini, molte persone vedendoli li fermino e gli chiedano: “e come mai oggi non siete andati a scuola?” …e così, gli rispondiamo: “In realtà sono a scuola: questa è una lezione di economia domestica”.
La scuola familiare ribalta tutti quanti i concetti di base della scuola: l’istruzione non inizia alle 8.30 del mattino per concludersi alle 13.00, o alle 16.30. Con la scuola familiare ogni evento è un momento d’insegnamento. Fare la spesa diventa una lezione di economia domestica (e di matematica). Una passeggiata al parco diventa una lezione di scienze. Una notizia letta sul giornale diventa una lezione di storia o di educazione civica. Ogni conversazione diventa un’opportunità per insegnare. Molto spesso in maniera non strutturata, “ad libitum”.

Altra domanda interessante, chiede in che termini l’homescooling realizza il principio, “costituzionalizzato” nel nostro ordinamento, della “sussidiarietà orizzontale”? E Matthew Allen spiega in maniera molto efficace, come tutta la scuola, sia pubblica che privata, ha dei limiti dovuto a vari fatti inevitabili:

-avere solo 1 o 2 insegnanti per classi di 25-30 studenti
-ogni bambino è diverso, con la propria individualità senza poi ricordare dei bambini con difficoltà o requisiti particolari (handicap linguistici, o fisici, o di apprendimento, o psichici)

pur avendo un’età anagrafica simile ai suoi compagni, ogni bambino ha uno sviluppo intellettuale e psico-fisico diverso. Inoltre ogni bambino ha un modo primario di imparare diverso: alcuni sono più uditivi, altri visivi, altri ancora cinestetici. Alcuni hanno una naturale predisposizione verso l’arte, altri verso le materie scientifiche, altri ancora verso le materie letterarie. Ed ogni bambino ha una famiglia alle spalle diversa. ….(snip)…l’assunzione di base (secondo me sbagliata) è che bambini della stessa età possono e devono imparare le stesse cose, alla stessa velocità. E’ sotto gli occhi di tutti che questo non è vero, ma ci si ostina a voler fare piccole modifiche “cosmetiche” (le famose “riforme della scuola”, puntualmente proposte, implementate e poi modificate da ogni governo), senza affrontare i problemi alla radice.

Allen dice che la scelta di fare istruzione familiare permette di superare questi limiti perché quando

 l’istruzione, fatta da uno dei genitori, permette al bambino di avere un insegnamento “customizzato”, non standardizzato. Ti permette di lasciare andare il bambino “a briglia sciolta”, alla velocità che gli viene più naturale. Ti permette di dare una maggiore attenzione ai dettagli, di verificare che abbia veramente capito ciò che gli viene insegnato.  Chiaramente però questa non è la soluzione migliore per tutti. Attualmente l’homeschooling viene “tollerato”, (tranne pochi casi in cui viene esplicitamente osteggiato), in quanto fenomeno marginale, di nicchia. Ma questa non è vera sussidiarietà, che richiederebbe un riconoscimento di questa opzioni alla pari con le altre forme di scuola pubblica e privata, e con agevolazioni.

 

Qui per leggere tutto l’articolo originale.

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