L’intervista a Graziella De Giorgi, mamma unschooler

occhi

Versione integrale dell’intervista a Graziella De Giorgi  uscita su www.bambinonaturale.it   dal blog lacasadiserendippo

“Io e mio marito (…)Abbiamo un sano lato “bambino” dentro di noi, che ci salva da tanti conformismi automatici, ricordandoci la nostra primigenia natura e abbiamo mantenuto la capacità di non smettere mai d’imparare.  Il senso di noi stessi deriva da una conoscenza profonda di quello che siamo, anche se a tratti faticosa, introspettiva e dolorosa. Ogni figlio poi è uno specchio incredibile di quello che davvero si è. Ascoltando nostro figlio abbiamo scoperto nuove cose sulla nostra natura e su quella umana in genere, mettendo in discussione molti dei paradigmi educativi ereditati dalle rispettive famiglie, semplicemente perchè non avremmo rispettato davvero nostro figlio con essi. Mio figlio ora ha 5,4 mesi e abbiamo deciso insieme che non lo manderemo a scuola e faremo homeschooling o meglio continueremo a fare unschooling come già facciamo.”

“A livello culturale intendo, non solo trasmettere, ma soprattutto permettere e lasciare a mio figlio di avere una consapevolezza e conoscenza autonoma e profonda di se, della sua parte più autentica e del mondo in cui viviamo. Per permettergli di poter realizzare pienamente se stesso, le sue passioni, le sue potenzialità vere in questo mondo, nel rispetto della sua autonomia, indipendenza e nel rispetto degli altri. Permettergli di essere se stesso, senza intralciare con una cultura rigida e imposta la sua consapevolezza, la sua competenza spontanea, la sua libertà personale e la percezione dei suoi limiti, la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. Aspirazioni e capacità queste, che tutti i bambini hanno istintivamente, se solo gli adulti irrigiditi nella loro “cultura”, e troppo spesso abituati a contrapporre la loro cultura alla natura, non cercassero costantemente di imporsi e di insegnare loro, anziché semplicemente cercare assieme ai figli le risposte alle loro domande e lasciarli essere quello che sono, di evolversi nel mondo secondo il loro modo speciale ed unico, scegliendo anche cosa imparare e cosa può servire loro apprendere e pensare di questo mondo, portando innovazione , evoluzione e cambiamento positivo. Lo diceva anche Gibran in una bellissima poesia sui figli di cui riporto uno stralcio: “Potete tentare d’essere come loro, ma non renderli come voi siete”.

 “Il consiglio che darei è di ascoltare davvero il proprio figlio, di mettersi nei suoi occhi, nella sua mente, di osservarlo attentamente per considerare e vedere di cosa ha bisogno, di cosa si sta interessando e cosa sta cercando d’ imparare e come.”
Qui per leggere tutto l’articolo!

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