“E…. Non sono mai andato a scuola” di Andrè Stern

Andrè Stern “raccontato attraverso la testimonianza di Luciana Foti
dal blog  lacasadiserendippo

Autori M. Dietrick e G. De Giorgi

Non ci sono molte testimonianze di quel che accade a un bambino che, seppure profondamente radicato nella nostra società e modernità, cresce lontano da tutte le forme di scolarizzazione, senza condizionamenti, senza competizione, senza un programma prestabilito.  Andrè Stern, famoso artista unschooler francese, parla nel suo libro “…Et je ne sui amais alle à l’école” della sua esperienza di vissuto senza la scuola, mostrandoci che vivere lontano dalla scuola non porta a diventare un asociale selvaggio analfabeta e incompetente, e spiegandoci che i mezzi di accesso alla conoscenza e il successo sono molteplici e inaspettati.  E cosa più importante, ci convince che l’apprendimento in famiglia non è prerogativa di una famiglia benestante,  e che dobbiamo capire che finche non possiamo confrontarci con altre alternative, non saremo mai liberi di scegliere. Se si pensa che la scuola rappresenti l’unica risposta all’apprendimento/istruzione, ci troviamo davanti allo stesso numero di scelte lasciate da Ford quando diceva “Potete scegliere il modello d’auto che preferite purché il colore sia il nero!”

L’esperienza di  Andrè Stern è raccontata attraverso la testimonianza di Luciana Foti, una delle collaboratrici di questo sito, che ha assistito ad una sua conferenza tenuta a Bergamo a marzo nel 2012.

Scrive Luciana:
“questo è il trascritto dei miei appunti. non si capisce da qui il clima caldo della serata, il trasporto che questa persona metteva nelle risposte “:

Andrè Stern in laboratorio

nelle parole di Andrè Stern:
“Quello che ho vissuto vale solo per me. Quella che va davvero ammirata è la decisione che hanno preso i miei genitori 41 anni fa. Sono un bambino (di 41 anni) molto normale, il cui processo naturale non è stato disturbato. Abbiamo dei pregiudizi: pensiamo che senza scuola non ci sia successo, che chi non andrà a scuola sarà analfabeta, asociale, senza lavoro. Finché non si parla di alternative non ci sarà spazio per le scelte personali.

“I bambini con cui stavo non avevano tempo per giocare.
Io mi sono fatto un’opinione personale: il gioco è l’apprendimento primario, non c’è differenza tra giocare ed imparare a vivere.
Non conosco la differenza tra giocare ed imparare.
Io potevo giocare tutto il giorno.
Non dovevo trovare scuse per non andare a letto per non interrompere il gioco, né dovevo preoccuparmi delle cose da fare il giorno dopo, perché avrei ripreso il gioco là dove l’avevo interrotto il giorno prima..
Non c’era la minaccia “quando smetterai a giocare e lavorerai!”.”

Qui per leggere tutto l’articolo, qui per leggere una bella intervista con Andrè Stern fatto da Camilla Bruneri alla stessa presentazione di Bergamo e pubblicata sul sito “Ludwig von Mises Italia”.

il libro di Andrè Stern: “…Et je ne sui amais alle à l’école”
edito dalla casa editrice francese Actes Sud.
Probabile una prossima edizione italiana.

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