Come funziona una “scuola” familiare?”

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Come funziona, cosa si fa di preciso?

In realtà, non esiste una giornata tipica per tutti. Esistono tanti modi di fare scuola familiare quante sono le famiglie che la praticano. Per questo diventa arduo dire “come si fa” proprio perché non esiste una modalità standard per ogni famiglia,  ne per il luogo, ne per l’approccio. Ogni bambino è diverso dagli altri, ha i propri bisogni, attitudine, capacità e interesse diverse. Allo stesso modo, ogni famiglia è diversa dall’altra,  perché le sue relazioni interne e il suo rapporto col mondo sono in continua evoluzione. Continua a leggere

Dovunque Andrai, di Scuola Parlerai…

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IMG_5292Dovunque andiamo, ovunque ci troviamo, inevitabilmente la conversazione ci porta a parlare della scuola, delle sue molte mancanze –di soldi, di materiali didattici, di strutture idonee e vivibili, di approcci innovativi che rispettino i bisogni individuali del bambino. Si parla della violenza e del bullismo che continuano ad aumentare. Appena ne parlano, la nostra attenzione è catturata dalle notizie che riportano i giornali e i telegiornali.

Ultimamente sempre più famiglie in Italia si decidono a prendere in mano la situazione, creando un’alternativa possibile ed individualizzata per i loro figli tramite l’istituto dell’istruzione familiare. Continua a leggere

Istruzione familiare – “Homeschooling” in Italia

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In  Italia, l’istituto dell’istruzione familiare è denominato in vari modi: scuola familiare, scuola paterna, istruzione familiare, istruzione parentale, educazione parentale,  e, dall’inglese, “homeschooling” e “home education.”  Chi sceglie di fare la scuola familiare è chiamato spesso un “homeschooler” oppure un “home educator.” Ma lo sappiamo tutti che l’abito non fa il monaco. Continua a leggere

E’ Legale non Mandare i Bambini a Scuola?

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Certo che sì! In Italia, la possibilità di fare istruzione familiare è sancita dalla nostra Costituzione, articoli 30, 33, e 34 ed è regolata da varie normative importanti, quindi si tratta di una possibilità pienamente prevista dalle nostri leggi, che purtroppo gode di poca considerazione. Continua a leggere

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Questo sito vuole essere d’ispirazione affinché ogni famiglia possa scegliere e costruire il proprio modo di portare avanti l’educazione e l’istruzione con i propri figli.  Per questo pensiamo che sia importante una buona comunicazione tra le istituzioni, le persone che le rappresentano e le famiglie che scelgono di istruire ed educare personalmente i loro figli. Continua a leggere

A scuola con lo zaino in spalla per un solo giorno

Una sparuta minoranza di italiani istruisce i propri figli a casa e a settembre celebra la giornata del “Not back to school day!”.…

gentilmente concesso dagli autori Mariella Dipaola e Matteo Della Torre
del sito UomoPlanitario.org

con lo zaino in spalla…

Apparteniamo a quella sparuta minoranza di italiani, neppure contemplata dalle statistiche ufficiali, che ha scelto di istruire il proprio figlio a casa. Questa scelta è parte di un mosaico, di un insieme di scelte di vita ispirate ai principi della nonviolenza declinati in svariati aspetti della quotidianità. Continua a leggere

Comuni Obiezioni sull’Educazione Familiare (1a parte)

Comuni Obiezioni sull’Educazione Familiare
di John Holt
tradotto da Marika Novaresio


1)
Dal momento che i nostri paesi sono così vasti e le persone provengono da differenti culture (come mi è stato detto di recente da un canadese), non abbiamo forse bisogno di una sorta di colla sociale che tenga uniti, che doni un senso di unità a discapito di tutte le nostre differenze? Non sono le scuole pubbliche il posto più agevole, il migliore per creare questa colla?

Per quanto riguarda l’esigenza di un “collante”, dice bene. C’è bisogno di una colla di questo genere, sicuramente in nazioni grandi e variegate come gli Stati Uniti e il Canada, così come in paesi più piccoli e ristretti, moltii dei quali si ritrovano isolati e schiacciati dallo stress della vita moderna.

Ora come ora, il principale collante sociale degli USA pare essere l’astio contro gli stati “nemici”. Fatta eccezione per quando si è uniti in modo effimero in questo astio, di gran lunga troppe persone vedono i concittadini, perfino quelli del proprio colore, religione, etc, solo come nemici naturali e come prede predeterminate, da attaccare se le circostanze lo permettono. Si insiste nel dire che questo modo di guardare le altre persone è attualmente una virtù che chiamiamo “competitività”. Questa prospettiva potrebbe aver trovato la sua ragion d’essere nell’epoca in cui la nostra nazione era giovane, quasi vuota, piena di risorse naturali e nient’altro. Per la nostra vera sopravvivenza, lasciamo perdere la salute e la felicità, abbiamo bisogno di una colla migliore e più forte di questa.

Esistono svariati contesti di condivisione sociale che potrebbero aiutare a costituire questa colla, ma non la scuola – non almeno finché manterrà come modus agendi quello di suddividere i giovani tra vincitori e perdenti e di preparare i perdenti ad una vita piena di sconfitte. Queste due aspirazioni non possono realizzarsi nello stesso posto allo stesso tempo.

Le persone sono estremamente abili (e probabilmente solamente abili) a contrastare le barriere che li dividono relativamente a razza, a classe, costumi e al credo, quando sono messi nella condizione di condividere esperienze che li fanno sentire bene. Già solo a partire da questo, sentono un più forte senso di appartenenza e, di conseguenza, l’unicità, la dignità e il valore delle altre persone. Tuttavia, finché le scuole deterranno questo attuale incarico sociale, le persone non saranno in grado di offrire queste esperienze alla maggior parte dei bambini; infatti, gran parte di ciò che accade nella scuola fa si che i bambini si sentano esattamente all’opposto, ossia sciocchi, incompetenti e in imbarazzo. Sfiduciati e disgustati con sé stessi, cercano quindi di sentirsi meglio orientando il proprio mirino verso altri da guardare dall’alto in basso – bambini più poveri, bambini di altre razze, bambini che non vanno così bene a scuola.

Anche se gli studenti apprendono a scuola a disprezzare, a spaventare e persino ad odiare i bambini appartenenti ad altri gruppi sociali, non li odierebbe ancor di più se non li avessero conosciuti a scuola? Almeno a scuola vedono questi altri gruppi come persone reali. Senza la scuola, li conoscerebbero solo come astrazioni, spauracchi. Questo potrebbe esser a volte vero, ma solo per quei pochi bambini per i quali il mondo al di fuori della scuola sia noioso, penoso, umiliante ed intimidatorio quanto la scuola. Molti bambini che coltivano il loro apprendimento al di fuori dell’istituzione scolastica o che vi presenziano solo quando lo vogliono, crescono con un senso più forte della propria dignità e del proprio valore e, di conseguenza, con un minimo impulso a disprezzare e odiare gli altri.

La domanda importante, ossia come la gente possa sviluppare un più forte senso di consonanza o di solidale umanità con le diversità, riceve secondo me un’ ottima risposta da una storia che riguarda John L. Sullivan, all’epoca campione mondiale di pesi massimi. In un tardo pomeriggio, si trovava con un suo amico in un affollato tram di New York. Ad un tratto, ad una fermata apparve un giovane uomo robusto che barcollava, ebbro. Faceva lo spaccone camminando lungo il carro del tram, spingendo le persone lontano dalla sua direzione e quando John L passò, gli diede una spallata. John L. si aggrappò per evitare di cadere, ma non disse nulla. Quando il giovane di allontanò verso il retro, l’amico gli si rivolse dicendo “Lo lasci andare così?”. John L. alzò le spalle e disse “Non vedo perché no”. L’amico si mostrò indignato “Sei il campione mondiale dei pesi massimi, non devi essere così dannatamente educato”. John L. rispose: “Il campione mondiale dei pesi massimi può permettersi di essere educato”.

Ciò di cui abbiamo bisogno per rendere i nostri paesi più uniti sono appunto un sempre maggior numero di persone che possano permettersi di essere educate – e più gentili, pazienti, generose, tollerante, abili e disponibili, non solo per sopportare le persone differenti da loro, ma anche per provare a comprenderle, per provare a vedere il mondo con i loro occhi. Queste virtù sociali non sono di quel tipo di cui si può parlare, predicare, discutere, corrompere o minacciare le persone. Sono una sorta di surplus, un quid pluris che straripa dalle persone che hanno abbastanza amore e rispetto per se stessi e che perciò possono –ne hanno abbastanza d’avanzo– per offrirne ad altri.

Fine parte prima: la prossima domanda sarà pubblicato tra qualche settimana.

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Comuni Obiezioni sull’educazione familiare di John Holt, tradotto da Marika Novaresio

Pubblicato e tradotto in italiano con il permesso scritto da Holt Associates.
La ripubblicazione di qualsiasi parte di questo capitolo è permesso solamente con il permesso scritto di Holt Associate.
Per chiedere informazioni , scrivere a info(AT)HoltGWS.com.
Pubblicato originalmente come il Capitolo 2 del libro “Teach Your Own.” New York: Delacorte Press, 1981
Pubblicato come articolo originalmente da Jan Hunt sul sito The Natural Child

Link

Un educazione degna del XXI secolo: una rivoluzione educativa per adattarsi alle esigenze di apprendimento del mondo moderno, tramite l’articolo di it.euronews.com esploriamo alcuni approcci innovativi.

Stati Uniti: le virtù dell’innovazione
Gli educatori valutano il futuro della loro professione e una delle parole più utilizzate è “innovazione”. Un termine diventato concreto nel prestigioso Istituto WYSS di Boston, dove ci si propone di reinventare la medicina del XXI secolo.
Esperti internazionali vi si recano regolarmente. Di recente una delegazione delle Università francesi e i dirigenti delle Grandes écoles hanno voluto scoprire come in questa città americana, didattica e ricerca includano idee innovative. Questo istituto privato vicino all’Università di Harvard è definito tra i piú all’avanguardia nella ricerca.

Le parole chiave qui, sono collaborazione tra discipline e vicinanza con partner professionali, come quella con uno degli ospedali più importanti di Boston. Un approccio all’insegnamento che costituisce i nuovi canali educativi di domani.

Ken Robinson: “Il buon insegnante è un alchimista”
Oltre 25 milioni di persone hanno assistito alle sue conferenze TED: Ken Robinson, consigliere accademico internazionale sull’istruzione, è oggi uno dei più influenti esperti di educazione in tutto il pianeta. Aurora Velez lo ha intervistato a Parigi.
In uno dei suoi ultimi libri, ‘Dell’elemento’, Ken Robinson spiega che i talenti a scuola vengono inibiti: “Spesso – dice – la scuola ignora il reale talento dei giovani e non lo fa emergere.”

Per l’esperto, “il buon insegnante è un alchimista: si possono creare cose meravigliose da elementi che sembrano poco promettenti; tutti i ragazzi hanno un grande potenziale, è il ruolo del sistema educativo che deve aiutarli a realizzarlo”.

“Scuola 42” sconvolge i codici
Parigi, la Scuola 42 fondata da, Xavier Niel, intende sconvolgere i codici. Senza esami di ammissione, nessun insegnamento formale e nessun orario: è molto insolito. Gli studenti della Scuola 42 studiano la programmazione del computer usando l’apprendimento peer-to-peer .
La prima sezione di apprendimento inizia con Charlotte, che non ha alcuna laurea e per questo è stata scelta tra 70.000 candidati.
“I valori trasmessi sono completamente differenti dai valori canonici – spiega -. I valori trasmessi ai giovani d’oggi sono orientati fortemente verso il lavoro individuale. Esattamente al contrario di quello che viene fatto oggi nell’era digitale”.

“Se si vuole avere una start up che funzioni – dice – , è necessario disporre di persone che lavorano in modo diverso. Nel nostro sistema attuale, casta assoluta dove se siete nati nel posto giusto è possibile accedere alla scuola buona, per definizione, alla fine si ottiene tutti la stessa cosa, tutti si va nella stessa direzione”.

Rivoluzione, evoluzione o semplice atto di consapevolezza?
>>> Per leggere l’articolo originale
>>> Per altri articoli sull’apprendimento dal sito It.euronews.com

Curiosità su Einstein

Citazione

Praticamente muto fino a nove anni, la sua prima frase fu “La zuppa è troppo calda”, pronunciata a tavola insieme ai genitori. I signori Einstin, che lo pensavano ritardato, gli chiesero perché non avesse mai pronunciato una parola prima. La sua risposta è entrata nella storia: “Perché fino ad ora tutto era a posto”.

–dal sito Wired.it

Un anno a scuola, un anno a casa (prima parte)

Testimonianza di vita e dell’esame di idoneità alla terza elementare (prima parte)
di Daniela Palma

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un anno a scuola, un anno a casa

Premessa:
Emma ha avuto un rapporto difficile con la scuola, a partire dall’asilo.
Abbiamo (sbagliando, secondo me) provato un primo inserimento nella classe primavera a 2 anni e mezzo: è stato traumatico, una brutta scuola, maestre incompetenti…
Abbiamo riprovato l’anno successivo nella pubblica di quartiere, all’inizio sembrava interessata ma dopo venti giorni la bambina mostrava solo tristezza all’idea di andare a scuola quindi abbiamo scelto di ritirala. Continua a leggere

Ken Robinson : “La rivoluzione educativa avverrà a partire dalla base”

Intervista con Ken Robinson
A cura di Emmanuel Davidenkoff
Traduzione di Marika Novaresio
Pubblicato con la gentile concessione di Sophie Blitman di EducPros.fr

Sir Ken Robinson

Sir Ken Robinson è ad oggi uno dei più influenti esperti d’educazione sulla scena internazionale.  Specializzato sulla creatività e sull’innovazione, questo accademico inglese, oggi installatosi negli USA, ha seguito le riforme educative di molti governi in tutto il mondo. In occasione del “Salon des grandes écoles” di Parigi, il 12 dicembre 2013 era presente come invitato di EducPros, due mesi dopo l’uscita in Francia del suo libro “L’elemento”, un successo editoriale tradotto in 22 lingue e co-scritto insieme a Lou Aronica; questo libro è una vera arringa per una scuola che dovrebbe riuscire ad aiutare a trovare “la chiave del benessere”. Continua a leggere

Evento: Convegno Summerhill 2014 a Ravenna

Convegno Summerhill 2014 a Ravenna:

Dal sito “la Lucertola.org”

Mentre si sta organizzando il nuovo tour di Michael Newman, insegnante alla Summerhill school che sarà ospite dell’associazione per questa prima metà di settembre, a Ravenna si è avviato un tavolo di lavoro presso la Casa delle Culture per progettare ed organizzare un convegno per l’11 settembre. Esso vedrà il testimone della scuola più alternativa e contrastata al mondo affianco ad altri esperti trattare di partecipazione, diritti ed l’intercultura negli ambienti educativi (in specifico la scuola), facendo focus sulle “regole come problema, regole come risorsa”.